
COLLEZIONE DEL MUSEO VINCENZO VELA
Museo Vincenzo Vela
Il Museo Vincenzo Vela appartiene al novero delle più importanti case d’artista dell’Ottocento europeo. Ideata dal grande scultore realista ticinese Vincenzo Vela (1820-91) all’apice della sua carriera e trasformata in museo pubblico dopo la sua donazione allo Stato elvetico, accanto alla gipsoteca monumentale di Vincenzo Vela, il museo conserva i lasciti dello scultore Lorenzo Vela (1812-97) e del pittore Spartaco Vela (1854-95), una notevole quadreria ottocentesca di pittura lombarda e piemonetese, nonché centinaia di disegni autografi e una delle più antiche collezioni fotografiche private svizzere.
Arte e storia dell’Ottocento italiano e svizzero si intrecciano in un unicum, attraverso i magnifici ritratti dei protagonisti del Risorgimento, mentre la presenza di alcuni elementi che ricordano il carattere privato della residenza e il parco panoramico, conferiscono a questo luogo il carattere di opera d’arte totale.
Orari
martedì – venerdì
10.00 – 17.00 (gennaio – maggio)
10.00 – 18.00 (giugno – settembre)
10.00 – 17.00 (ottobre – novembre)
sabato e domenica
10.00 – 18.00
Chiuso il lunedì.
Entrata gratuita tutti i mercoledì.
MAGGIORI INFO
MUSEO DEL TRASPARENTE
Museo d’arte Mendrisio
I Trasparenti
I “trasparenti” sono apparati effimeri connessi con le Processioni storiche di Mendrisio della Settimana Santa, documentate almeno dal XVII secolo. I primi grandi “archi luminosi” o “fanali” appesi sulle strade compaiono invece, come afferma in una lettera don Ambrogio Torriani, solo nel 1791. Quasi sicuramente fu il frate servita Antonio Maria Baroffio (1732-1798) del convento di San Giovanni a introdurre questa tradizione.
Benché i “trasparenti” fossero da subito gestiti dai Servi di Maria e conservati nel Convento, furono sempre pagati da privati cittadini e, a partire dal 1794, anche dall’autorità municipale di Mendrisio, alla quale inoltre spettava il compito di organizzare il loro allestimento. Dalla soppressione del Convento nel 1852, fino ad oggi, il Comune di Mendrisio in qualità di proprietario di quasi tutte le opere – alcune delle quali ricevute successivamente in donazione dalle famiglie che li avevano commissionati – si è sempre preso carico di presentarli nelle strade del Borgo in occasione delle processioni della Settimana Santa.
Tra il 1791 e il 1792 fu completata la prima serie delle così dette “porte”: lo stile evidente, le scritte e le date dipinte su alcuni telai, indicano in Giovanni Battista Bagutti di Rovio (1742-1823) l’autore, forse, di tutta la prima serie originale. Ciascuna facciata presentava una scena centrale affiancata da due figure di profeti, i cui testi erano collegati al soggetto rappresentato. Oltre alle scene della Passione di Cristo vi erano illustrati almeno due episodi della “Passione di Maria”. Negli stessi anni egli firma e data anche il gruppo delle 4 “lesene” sulla facciata di San Giovanni e la serie di 6 “vele” per la facciata del Convento di San Giovanni. Inoltre sono a lui attribuibili anche il “cartellone” sopra la porta della chiesa, l’arco con angioletti, i 4 “tempietti” con Profeti, e 4 serie di lampioni.
Le prime opere documentate dopo quelle del Bagutti, sono una serie di 12 “fanali” che il Comune di Mendrisio paga nel 1838 ad Augusto Catenazzi, da collocarsi su “pali” lungo l’attuale Corso bello. Scomparsi, o non più identificabili quelli, nel 1949 un’analoga commissione incarica Mario Gilardi di eseguire altrettante “lanterne fisse” da collocare nel viale alberato che conduce alla chiesa di San Francesco dei cappuccini, all’estremità sud del percorso processionale.
Tour virtuale delle processioni storiche
Casa Croci
L’architetto Antonio Croci (1823-1884) studiò architettura all’Accademia delle Belle Arti di Milano, dove si distinse vincendo il primo premio di un concorso in “Invenzione architettonica”.
Visse a lungo in Turchia, dove lavorò per la corte di Costantinopoli. Di lui e del suo lavoro ancora non si hanno molte certezze: l’archivio con i piani dei suoi studi, custodito da una lontana parente in quanto il Croci restò scapolo e non ebbe eredi diretti, fu mandato al macero; è quasi certo che abbia lavorato a più riprese per il Barone russo Von der Wies in particolare per la costruzione del castello di Valrose a Nizza terminato nel 1869; si occupò tra il 1861 e il 1865 della ristrutturazione della chiesa di San Giorgio a Ernen e della chiesa di Lax, sempre in Vallese nel 1874. L’anno successivo collaborò con Vincenzo Vela (scultore 1820-1891) al monumento equestre dedicato al Duca di Brunswick, mai realizzato, il cui modello è conservato al museo Vela di Ligornetto.
Dopo un lungo soggiorno in America Latina tra il 1871 e il 1872 a Buenos Aires, Antonio Croci venne incaricato dalla mendrisiense famiglia Bernasconi della realizzazione a Mendrisio di Villa Argentina.
Nel 1858 costruì a Mendrisio la propria abitazione (nota oggi come “Casa Croci”) sul pendio soleggiato chiamato Carlasch (ancora oggi si identifica con quel nome la stessa costruzione. Negli anni, altre costruzioni hanno assediato Casa Croci, originariamente solitaria, nascondendo pure lo stato di degrado cui era stata abbandonata. Fortunatamente, negli anni Settanta del secolo scorso si riscoprì il suo valore architettonico. Oggi, interamente e finemente ristrutturata, è integrata nel patrimonio del catalogo cantonale dei monumenti, ed è stata destinata a esposizioni temporanee.
Dal 2017 Casa Croci è sede del Museo del Trasparente e ospita una mostra permanente che consente di osservare da vicino, e durante tutto l’anno, i preziosi oggetti: al pianterreno una sezione è dedicata alle Processioni storiche e alla loro storia; al primo piano le varie tipologie che caratterizzano l’eccezionale apparato decorativo di “trasparenti”; al secondo piano una sezione dedicata ai problemi di esecuzione, conservazione e restauro.
Tour virtuale del Museo del Trasparente
Indirizzo
Casa Croci
Via Municipio
CH – 6850 Mendrisio
Orari d’apertura
giovedì e sabato
14.00 – 18.00
Settimana Santa
da mercoledì 1 aprile a domenica 12 aprile 2026
10.00-12.00 / 14.00-18.00
Giovedì e Venerdì Santo
10.00-20.30
Entrata gratuita
PETRA WEISS. La bellezza esiste
m.a.x. museo
Mostra a cura di Dalmazio Ambrosioni e Nicoletta Ossanna Cavadini.
L’artista Petra Weiss nella sua produzione iniziale esordisce attraverso la lavorazione della ceramica per poi confrontarsi con gli elementi primordiali legati alla natura: terra, acqua, aria e fuoco nel loro evolversi materico, giungendo infine, nel corso della sua ricerca artistica, a una fase più minimalista, essenziale e geometrica. La mostra a lei dedicata ne ripercorre l’iter creativo, illustrando come l’artista abbia realizzato la sua personale visione di bellezza, come immagine armoniosa e suggestiva. Dalla prima produzione dei “cubi” e delle “pile”, ieratiche sculture che evocano primordiali memorie, si passa alle “piramidi” e alle “stele frastagliate”, zolle porose in verticale e alle “stele”, lastre verticali di metallo dipinto. La fase successiva è caratterizzata da sfere spaccate denominate “meteore” che riportano alla mente mondi sconosciuti e universi di costellazioni infinite. Dalla terracotta, Petra Weiss passa alla realizzazione di sofisticati grès invetriati e ceramiche policrome, quindi alla lavorazione del marmo e del bronzo. In ceramica invetriata l’artista realizza numerose opere inserite in edifici pubblici e privati, tra le quali il grande rilievo murale (11 x 28 m.), compiuto tra il 1990 e il 1992 per l’Ospedale Universitario di Zurigo. Nel 2002 l’artista ticinese si apre anche al tema della scrittura e propone eventi di scultura, danza e musica in spazi urbani o naturali (D’improvviso a Milano nel 2003 e il ciclo intitolato L’alfabeto della terra, 2003-2004). Nel 2008-2009 esegue lavori con il marmo di Arzo e con l’argilla di Riva San Vitale. La raccolta di poesie Poche parole per direviene pubblicata nel 2003 dalle Edizioni Ulivo; nel 2007 presso Pagine d’Arte esce Il viaggio dell’alfabeto, diario delle esperienze vissute dal 2000 al 2007 nell’avventuroso itinerario intrapreso con la sua articolata scultura L’alfabeto. Seguono molteplici esposizioni personali e collettive. Le sue opere si trovano in musei e in collezioni pubbliche e private, in Svizzera e all’estero. Lo Spazio Officina accoglie una sessantina di opere in ceramica, grès, marmo, bronzo e vetro che documentano l’importante ricerca di Petra Weiss sulla materia, in cinquant’anni di intensa attività. L’esposizione prevede l’installazione di una scultura permanente nel “parco delle sculture” situato dietro il museo. Il suo linguaggio plastico, nel contempo raffinato e poetico, esprime tutte le tensioni della materia lavorata e si svela ai nostri occhi grazie a due elementi cardine della scultura: il peso e la luce.
Inaugurazione
Sabato 28 febbraio 2026, ore 17.30
Spazio Officina
Periodo espositivo
01.03.2026 – 19.04.2026
Orari
martedì – venerdì
14.00 – 18.00
sabato, domenica e festivi
10.00 – 12.00 / 14.00 – 18.00
Aperture speciali
domenica 5 aprile, Pasqua
lunedì 6 aprile, Pasquetta
Chiusure speciali
venerdì 3 aprile, Venerdì santo
sabato 4 aprile, Sabato Santo
Chiuso il lunedì.
Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese.
MAGGIORI INFO
📷 Petra Weiss, Meteora, 2015 (dettaglio) © Carlo Pedroli
ARTE DAL XIV AL XIX SECOLO NELLE COLLEZIONI PUBBLICHE TICINESI. Uno sguardo d’insieme
Pinacoteca Züst
Mostra a cura di Elio Schenini.
Ampliando l’orizzonte oltre i confini preziosi ma ristretti della propria collezione, la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst presenta un’esposizione che riunisce alcune delle opere più significative risalenti al periodo compreso tra il tardo Medioevo e la seconda metà dell’Ottocento conservate nelle raccolte pubbliche ticinesi.
La mostra, in cui le opere della Pinacoteca sono integrate con prestiti provenienti da altre istituzioni, permette di avere uno sguardo d’insieme su di un patrimonio storico-artistico abitualmente dislocato in luoghi diversi e non sempre accessibile al pubblico.
Nel quadro unitario di un allestimento museografico in cui l’ordinamento cronologico si articola attraverso raggruppamenti tematici e di genere, il visitatore ha l’opportunità di ammirare dipinti e sculture conservati oltre che presso la Pinacoteca Züst, presso il Museo d’arte della Svizzera italiana, l’Archivio di Stato, il Museo di Casa Rusca, il Museo Vela, il Museo d’arte di Mendrisio, il Museo di Villa dei Cedri, il Museo storico etnografico della Valle di Blenio e in alcuni edifici ecclesiastici.
Grazie alla possibilità di istituire proficui confronti tra testimonianze artistiche spesso di grande valore, il percorso espositivo dà conto della ricchezza di questo patrimonio e al contempo tratteggia per sommi capi una storia dell’arte ticinese durante i secoli presi in esame, evidenziandone i protagonisti e gli snodi principali. Una storia che si contraddistingue oltre che per la cospicua e prolungata emigrazione delle maestranze artistiche anche per lo strettissimo rapporto che lega il Ticino all’area lombarda e più in generale italiana. L’esposizione, che non include solo artisti ticinesi, documenta inoltre le impostazioni storiografiche e le scelte di gusto che hanno caratterizzato dalla seconda metà dell’Ottocento la nascita e lo sviluppo, non sempre organico e coerente, delle collezioni pubbliche nella Svizzera italiana.
Tra il centinaio di opere esposte, oltre ad alcuni capolavori dei due principali esponenti della pittura seicentesca ticinese, Giovanni Serodine e Pier Francesco Mola, figurano dipinti e sculture di Bernardino Luini, Tommaso Rodari, Domenico Fetti, Joos de Momper, Giuseppe Antonio Petrini, Angelika Kauffmann, Carlo Bossoli, Vincenzo Vela e Antonio Ciseri.
In occasione della mostra, la Pinacoteca ospita inoltre per la prima volta un’importante opera del Maestro della tela jeans entrata recentemente a far parte della collezione grazie al generoso contributo della Fondazione Dr. Joseph Scholz.
Inaugurazione
Sabato 21 marzo 2026, 17.00
Periodo espositivo
22.03.2026 – 23.08.2026
Orari
martedì–venerdì
10.00–12.00 / 14.00–17.00
sabato, domenica e festivi
10.00–12.00 /14.00–18.00
Chiuso il lunedì.
Entrata
intero: CHF 10.-
ridotto: CHF 8.-
scuole, ragazzi fino a 16 anni: Gratuito
MAGGIORI INFO
Joos de Momper, Paesaggio con viandanti, ca. 1600-1630 (dettaglio)
Cantone Ticino, Fondazione Monte Verità, Donazione Eduard von der Heydt
max bill (1908-1994): la grammatica della bellezza
m.a.x. museo
Mostra a cura di Karin Gimmi e Nicoletta Ossanna Cavadini.
L’esposizione si inserisce nel filone che il m.a.x. museo dedica ciclicamente ai “maestri del XX secolo” ed è collegata al tema guida dell’anno del Centro Culturale Chiasso, la pulchritudo. Questo concetto è interpretato da Max Bill attraverso un incessante lavoro di ricerca quale espressione massima di armonia, sintesi, unità, spazio e logica. Architetto, anche se più noto come pittore, scultore, designer e grafico, Max Bill frequenta il Bauhaus dal 1927 al 1928, e da questa esperienza trae i principi fondanti per esprimere un’arte razionale, oggettiva e non figurativa, costituendo con le sue relazioni personali un forte asse fra Zurigo e Milano che contribuirà a divulgare l’innovativo fenomeno della konkrete kunst o arte concreta. L’attività artistica, il pensiero teorico e l’insegnamento sono aspetti di un unico metodo adottato da Max Bill e riconosciuto dalla critica come concetto “d’artista universale”.
La mostra al m.a.x. museo vuole porre l’accento sulla centralità della figura di Max Bill come protagonista della cultura del Moderno, con particolare riferimento alle relazioni fra Zurigo, il Canton Ticino e l’Italia.
In mostra sono esposte oltre 150 sue opere pittoriche, scultoree, grafiche e di design secondo un criterio tematico-cronologico, avendo sempre come fil rouge il forte rapporto che Max Bill tenne con l’Italia e il Cantone Ticino. Fondamentale è il prestito della collezione di Jakob e Chantal Bill e della “max, binia + jakob bill stiftung”. Vi sono opere significative anche provenienti da musei svizzeri – Fotostiftung Schweiz di Winterthur, Museum für Gestaltung Zürich, gta Archiv ETH Zürich, Kunst Museum Winterthur, MASI Lugano, Biblioteca Accademia di architettura USI, Mendrisio, Biblioteca cantonale, Lugano – oltre a importanti collezioni private, fra cui si ricordano la collezione Lorenzelli Arte, Milano, e Collezione WB form, Zürich.
Inaugurazione
sabato 28 marzo 2026, ore 17.30
Periodo espositivo
29.03.2026 – 12.07.2026
Orari
martedì − venerdì
10.00 − 12.00 / 14.00 − 18.00
sabato – domenica
10.30 – 18.00
Aperture speciali
domenica 5 aprile, Pasqua
lunedì 6 aprile, Pasquetta
venerdì 1 maggio, Festa del lavoro
giovedì 14 maggio, Ascensione
lunedì 25 maggio, Lunedì di Pentecoste
giovedì 4 giugno, Corpus Domini
lunedì 29 giugno, SS. Pietro e Paolo
Chiusure speciali
venerdì 3 aprile
sabato 4 aprile
Chiuso il lunedì.
Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese.
MAGGIORI INFO
📷 max bill, feld aus sechs sich durchdringenden farben, 1966-67, olio su tela
collezione chantal + jakob bill

BERTILLE BAK. Voci dalla terra
Museo Vincenzo Vela
Bertille Bak pone al centro della sua ricerca l’essere umano, l’importanza dell’incontro e la questione del lavoro. Guidata nella sua pratica artistica da un sentimento di consapevolezza e al tempo stesso di empatia, instaura scambi con specifiche comunità, dimenticate e marginalizzate, delle quali condivide la quotidianità. Mediante il loro coinvolgimento diretto, crea una narrazione alternativa, utilizzando media quali il video, il disegno o l’installazione. Al di là dei cliché, evitando ogni atteggiamento pietistico, l’artista mostra da una prospettiva nuova realtà complesse, offrendo alle persone coinvolte la possibilità di raccontarsi in modo talvolta sovversivo o autoironico. Al confine tra documentario sociologico e fiction, realismo e burlesco, la sua produzione intreccia narrazioni personali e collettive, creando una “fabbrica di storie” che reinventano il quotidiano e offrono una forma di resistenza poetica di fronte alla durezza della realtà. In dialogo con l’esposizione di Bertille Bak, il Museo propone un focus sul traforo del Gottardo a partire dall’altorilievo Le vittime del lavoro di Vincenzo Vela.
Bertille Bak (*1983) vive e lavora a Parigi. La sua opera è stata presentata in importanti istituzioni e festival in tutto il mondo. Nel 2019 è stata insignita del Mario Merz Prize. Nel 2025 le è stato conferito il titolo di Chevalière des Arts et des Lettres, attribuito dalla Repubblica francese.
Inaugurazione
Sabato 25 aprile 2026, 17.00
Periodo espositivo
26.06.2026 – 10.01.2027
Orari
martedì – venerdì
10.00-17.00
sabato – domenica
10.00-18.00
Chiuso il lunedì.
Aperture speciali
1° maggio
14 maggio, Ascensione
25 maggio, Corpus Domini
1°, 15 agosto
1° novembre
8, 26 dicembre
6 gennaio
Chiusure speciali
24, 25, 31 dicembre
1° gennaio
Entrata
intero: CHF 10.-
ridotto: CHF 8.-
Entrata gratuita tutti i mercoledì.
MAGGIORI INFO
📷 Bertille Bak, Nature morte, 2023, video FHD, 21′ (videostill)
© 2026, Prolitteris, Zurich
LA COSTRUZIONE DELL’ARCHITETTURA IN TICINO, 1939-1996. Materialità e tettonica
Teatro dell’architettura
Mostra promossa dall’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana.
A cura di Franz Graf, con Britta Buzzi, Carlo Dusi, Alessandro Bonizzoni e Sebastiano Verga.
La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996. Materialità e tettonica presenta i risultati del generoso scambio tra il potenziale pedagogico di un’architettura di grande qualità, talvolta un po’ dimenticata ma a portata di mano, e la rivelazione e reinterpretazione dei suoi caratteri costruttivi da parte di aspiranti architetti.
Questo dialogo creativo ha dato luogo a un lavoro di ricerca sull’architettura contemporanea nel Cantone Ticino che la Cattedra di Costruzione e Tecnologia dell’Accademia di architettura porta avanti da oltre vent’anni con i propri studenti. Attraverso l’analisi e il disegno delle studentesse e degli studenti, la mostra mette in evidenza le specificità costruttive, architettoniche e spaziali degli edifici di un patrimonio architettonico e culturale che ha segnato il tessuto urbano e territoriale del Cantone Ticino.
Nel corso del tempo e grazie alla continuità del processo pedagogico, la ricerca ha contribuito alla creazione di un catalogo provvisorio degli edifici “moderni” del Ticino, che non è né un inventario esaustivo, né il ricordo dei protagonisti di una “scuola ticinese”, ma una collezione di oggetti scelti per il loro interesse costruttivo. La storia materiale dell’edilizia diventa così strumento per l’analisi e la conoscenza delle tecniche, del cantiere e dei sistemi costruttivi che hanno generato la tettonica di quelle architetture. Ciò ha messo in evidenza, anche se solo parzialmente, una pluralità di “valori” di cui queste architetture sono portatrici, non solo per quanto riguarda la storia dell’architettura ticinese, ma anche di tante “microstorie” di questo specifico contesto culturale a sud delle Alpi.
Il percorso della mostra propone un’immersione in cento edifici (e ben 160 sono di fatto stati studiati negli anni) rappresentati con riproduzioni di documenti, immagini e rielaborazioni grafiche delle studentesse e degli studenti dell’Accademia di architettura. Questo percorso cronologico consente una rilettura di circa cinquant’anni di architettura ticinese con uno sguardo ravvicinato alla sua tettonica e alla sua materialità.
La mostra invita a esplorare le varie tecniche di costruzione – dalle murature in pietra alle strutture in calcestruzzo e acciaio, dal mattone in terracotta alle strutture aaltiane in legno di recupero, fino ai volumi ancorati al suolo o sospesi… – come momenti di espressioni della poetica che quegli edifici esprimono.
La mostra presenta inoltre nel dettaglio dodici architetture tra le più rappresentative del periodo, accompagnate da altrettante pubblicazioni che contengono testi critici, storici, testimonianze e approfondimenti: la Biblioteca Cantonale (1941) di Carlo e Rino Tami, l’Arsenale militare di Biasca (1942) di Antonini Broggini, Ferrini Fischer, Jäggli Marazzi, Roelly Tami, il Deposito Avegno (1955) di Rino Tami, l’Albergo Arizona (1957) di Tita Carloni con Luigi Camenisch, il Villaggio vacanze I Grappoli (1960) di Manuel Pauli e August Volland con Eva Pauli Barna, la Centrale idroelettrica Nuova Biaschina (1967) di Augusto Jäggli, Giovanni Lombardi e Giuseppe Gellera, il Cinema-Teatro Blenio (1958) di Giampiero Mina, la Casa Valleggione (1969) di Peppo Brivio, la Villa Gerosa (1971) di Tita Carloni, le Case Terenzio (1971) di Roberto Bianconi, la Scuola media Losone (1974) di Livio Vacchini con Aurelio Galfetti e la Casa a Ligornetto (1976) di Mario Botta.
Chiude la mostra una notevole selezione di modelli degli edifici studiati, presentata come in un paesaggio di architetture immaginarie. La mostra è inoltre accompagnata da tre reportage della Radiotelevisione della Svizzera Italiana (RSI) e da fotografie di Roberto Conte realizzate nell’autunno del 2025, che permettono il confronto con ciò che oggi è diventato patrimonio, da identificare e salvaguardare. La conoscenza della materialità e della costruzione si rivela come condizione indispensabile per la conservazione e la trasmissione di quel patrimonio. La mostra restituisce la sintesi del lavoro svolto dalla Cattedra di Costruzione e Tecnologia dell’Accademia di architettura assieme a studentesse, studenti, architetti, ingegneri, proprietari degli edifici, nonché con l’aiuto indispensabile degli archivi privati e pubblici, cantonali, comunali e in particolare dell’Archivio Architetti Ticinesi e dell’Archivio del Moderno dell’USI.
Inaugurazione
giovedì 7 maggio 2026, 18.30
Periodo espositivo
8.5.2026 – 20.12.2026
Orari
giovedì – venerdì
14.00-18.00
sabato e domenica
10.00-18.00
lunedì-mercoledì
chiuso (aperto su prenotazione per gruppi)
Porte aperte con ingresso gratuito
10 maggio
7 giugno
5 luglio
6 settembre
4 ottobre
1° novembre
6 dicembre
Chiusura estiva
dal 13 luglio al 23 agosto 2026
Entrata
intero: CHF / € 10.-
ridotto: CHF / € 7.-
MAGGIORI INFO
Manuel Pauli, August Volland, Eva Pauli, Villaggio vacanze “I Grappoli”, Sessa, 1960
© Roberto Conte
PINO MUSI. Continuum
Teatro dell’architettura
Mostra promossa dall’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana.
A cura di Michael Jakob.
Pino Musi. Continuum è un progetto espositivo site specific che dialoga con la forma circolare del Teatro dell’architettura. Il flusso delle opere si articola in lunghi scrolls (rotoli di immagini), dove le sei sezioni principali della mostra si sviluppano, lasciando al fruitore la libertà di cercare il proprio percorso nella lettura tra le connessioni possibili fra i differenti capitoli del lavoro dell’artista:
Origine mostra, paradossalmente, come sia proprio la rovina, la forma spesso irriconoscibile delle costruzioni esposte al lavorio della natura, a riportarci alle loro origini. Anche la fotografia è, a ben vedere, un’attività archeologica: scava, identifica, riordina, ricostruisce.
Metonimia interroga il senso originario dell’abitare, l’essenza stessa dell’architettura, che non coincide con la mera occupazione della terra. Iperbole riflette il fatto che attorno a noi esiste anche un’architettura folle che non riguarda soltanto la forma ma proprio il gesto progettuale in quanto tale, come se l’autore intendesse costruire “contro” , ovvero contro chi la abiterà, visiterà, conoscerà.
Nella sezione Superficie il defilarsi filmico delle facciate di architettura del secolo scorso rimanda all’estetica della superficie teorizzata da Nietzsche, cioè al prezzo da pagare quando tutto appare in balìa del diktat della bella forma.
Transizione ricorda che il senso profondo, reale, di ogni architettura dipende dalla possibilità di viverla e quindi di attraversarla.
Il capitolo Incompiutezza intende invece l’architettura come opera incompiuta, irrisolta. Qui, il flusso e il ritmo della sequenza fotografica rimandano a una sorta di ascolto polifonico, a un contrappunto tipico della notazione musicale.
Fuori sezione un nucleo di tre opere di grande formato dedicate al recente restauro di Notre-Dame, a Parigi, integra l’esperienza cognitiva: in questo caso una realtà monumentale, consolidata nella memoria collettiva, si manifesta con inedita forza come vera e propria rivelazione.
Completano inoltre il percorso espositivo una serie di vetrine che contengono una selezione di notevoli pubblicazioni di Pino Musi. L’autore infatti intende il libro di fotografia come opera d’ingegno autonoma, ovvero una ricerca che privilegia l’incontro e la collaborazione interdisciplinare. È in questo senso che l’autore indirizza la fotografia a differenti forme espressive e trova in particolare nella creazione di libri d’artista, nel bookmaking, il proprio veicolo comunicativo privilegiato.
Inaugurazione
giovedì 7 maggio 2026 – 18.30
Periodo espositivo
8.5.2026 – 20.12.2026
Orari
giovedì – venerdì
14.00-18.00
sabato e domenica
10.00-18.00
lunedì-mercoledì
chiuso (aperto su prenotazione per gruppi)
Porte aperte con ingresso gratuito
10 maggio
7 giugno
5 luglio
6 settembre
4 ottobre
1° novembre
6 dicembre
Chiusura estiva
dal 13 luglio al 23 agosto 2026
Entrata
intero: CHF / € 10.-
ridotto: CHF / € 7.-
MAGGIORI INFO
Pino Musi: dalla serie Transizione
© Pino Musi, 2026
FELICE VARINI
Museo d’arte Mendrisio
Il Museo d’arte Mendrisio dedica a Felice Varini (Locarno, 1952) la prima grande mostra monografica di ampio respiro mai realizzata in Svizzera, segnando un momento di particolare rilievo nel riconoscimento istituzionale dell’artista ticinese, da decenni attivo sulla scena internazionale e ormai francese d’adozione. La mostra si sviluppa come un intervento totale, occupando tutti gli ambienti del museo: dal chiostro cinquecentesco, che accompagna il visitatore verso l’ingresso, fino alle sale espositive interne, concepite come tappe di un percorso unitario e immersivo. Ogni spazio, ogni sala, ogni ambiente architettonico accoglie una specifica installazione, pensata in relazione diretta con le sue caratteristiche strutturali, volumetriche e percettive. Attraverso questo itinerario, il pubblico è invitato a ripercorrere l’intera carriera di Varini, dagli esordi alle ricerche più recenti. La selezione comprende opere storiche riattualizzate in funzione degli spazi del Museo d’arte Mendrisio e installazioni inedite, concepite appositamente per l’occasione. In entrambi i casi, l’artista interviene sullo spazio non come semplice contenitore, ma come materia stessa dell’opera.InaugurazioneSabato 9 maggio 2025, 18.00Periodo espositivo10.05.2026 – 11.10.2026Orarimartedì – venerdì10.00 – 12.00 / 14.00 – 17.00sabato, domenica e festivi10.00 – 18.00Chiuso il lunedì.Entrataintero: CHF / € 14.-ridotto: CHF / € 12.-Chiusure specialiMAGGIORI INFO Nero giallo blu e rosso per l’ellisse e il cerchio, Mendrisio, 2026, pittura acrilica e pellicola vinilica© Felice Varini 2026, ProLitteris, Zurich / Foto: Mattia Mognetti