
COLLEZIONE DEL MUSEO VINCENZO VELA
Museo Vincenzo Vela
Il Museo Vincenzo Vela appartiene al novero delle più importanti case d’artista dell’Ottocento europeo. Ideata dal grande scultore realista ticinese Vincenzo Vela (1820-91) all’apice della sua carriera e trasformata in museo pubblico dopo la sua donazione allo Stato elvetico, accanto alla gipsoteca monumentale di Vincenzo Vela, il museo conserva i lasciti dello scultore Lorenzo Vela (1812-97) e del pittore Spartaco Vela (1854-95), una notevole quadreria ottocentesca di pittura lombarda e piemonetese, nonché centinaia di disegni autografi e una delle più antiche collezioni fotografiche private svizzere.
Arte e storia dell’Ottocento italiano e svizzero si intrecciano in un unicum, attraverso i magnifici ritratti dei protagonisti del Risorgimento, mentre la presenza di alcuni elementi che ricordano il carattere privato della residenza e il parco panoramico, conferiscono a questo luogo il carattere di opera d’arte totale.
Orari
martedì – venerdì
10.00 – 17.00 (gennaio – maggio)
10.00 – 18.00 (giugno – settembre)
10.00 – 17.00 (ottobre – novembre)
sabato e domenica
10.00 – 18.00
Chiuso il lunedì.
Entrata gratuita tutti i mercoledì.
MAGGIORI INFO
TRANSPARENTES MUSEUM
Museo d’arte Mendrisio
Transparentfolien
Bei den „Transparenten“ handelt es sich um ephemere Geräte, die mit den historischen Prozessionen der Karwoche in Mendrisio verbunden sind, die mindestens seit dem 17. Die ersten großen „leuchtenden Bögen“ oder „Laternen“, die auf den Straßen hingen, tauchten erst 1791 auf, wie Don Ambrogio Torriani in einem Brief schreibt. Mit ziemlicher Sicherheit war es der Servitenmönch Antonio Maria Baroffio (1732-1798) aus dem Kloster San Giovanni, der diese Tradition einführte.
Obwohl die „Transparente“ sofort von den Dienerinnen Mariens verwaltet und im Kloster aufbewahrt wurden, wurden sie immer von Privatpersonen und ab 1794 auch von der Gemeinde Mendrisio bezahlt, die auch die Ausstellung organisierte. Seit der Aufhebung des Klosters im Jahr 1852 bis heute hat die Gemeinde Mendrisio als Eigentümerin fast aller Werke – von denen einige später von den Familien, die sie in Auftrag gegeben hatten, geschenkt wurden – stets dafür gesorgt, dass sie anlässlich der Prozessionen in der Karwoche in den Straßen des Borgo präsentiert wurden.
Zwischen 1791 und 1792 wurde die erste Serie der so genannten „Türen“ fertiggestellt. Der offensichtliche Stil, die Inschriften und die auf einige der Rahmen gemalten Daten weisen auf Giovanni Battista Bagutti aus Rovio (1742-1823) als möglichen Autor der ersten Serie hin. Jede Fassade zeigte eine zentrale Szene, die von zwei Prophetenfiguren flankiert wurde, deren Texte sich auf das dargestellte Thema bezogen. Neben den Szenen aus der Passion Christi wurden auch mindestens zwei Episoden aus der „Passion Mariens“ illustriert. In denselben Jahren signierte und datierte er auch die Gruppe von 4 „Pilastern“ an der Fassade von San Giovanni und die Serie von 6 „Segeln“ für die Fassade des Konvents von San Giovanni. Ihm sind auch das „Plakat“ über der Kirchentür, der Bogen mit den Engeln, die 4 „Tempel“ mit den Propheten und die 4 Straßenlaternen zuzuschreiben.
Die ersten dokumentierten Arbeiten nach Bagutti sind eine Reihe von 12 „Laternen“, die die Gemeinde Mendrisio 1838 an Augusto Catenazzi bezahlte, um sie auf „Masten“ entlang des heutigen Corso bello aufzustellen. Nachdem sie verschwunden oder nicht mehr identifizierbar waren, beauftragte eine ähnliche Kommission 1949 Mario Gilardi mit der Anfertigung ebenso vieler „fester Laternen“, die in der von Bäumen gesäumten Allee zur Kirche San Francesco dei Cappuccini am südlichen Ende des Prozessionsweges aufgestellt werden sollten.
Virtual tour historischen Prozessionen
Die Geschichte des Casa Croci
Der Architekt Antonio Croci (1823-1884) studierte Architektur an der Accademia delle Belle Arti in Mailand, wo er den ersten Preis in einem Wettbewerb für „Architektonische Erfindung“ gewann.
Er lebte lange Zeit in der Türkei, wo er für den Hof von Konstantinopel arbeitete. Das Archiv mit den Plänen seiner Ateliers, das von einem entfernten Verwandten aufbewahrt wurde, da Croci Junggeselle blieb und keine direkten Erben hatte, wurde verschrottet; es ist fast sicher, dass er mehrmals für den russischen Baron von der Wies arbeitete, insbesondere beim Bau des Schlosses Valrose in Nizza, das 1869 fertiggestellt wurde; zwischen 1861 und 1865 arbeitete er an der Renovierung der Kirche San Giorgio in Ernen und der Kirche von Lax, ebenfalls im Wallis, im Jahr 1874. Im folgenden Jahr arbeitete er mit Vincenzo Vela (Bildhauer 1820-1891) an dem dem Herzog von Braunschweig gewidmeten Reiterdenkmal, das nie gebaut wurde und dessen Modell im Vela-Museum in Ligornetto aufbewahrt wird.
Nach einem langen Aufenthalt in Lateinamerika zwischen 1871 und 1872 in Buenos Aires wurde Antonio Croci von der Familie Bernasconi aus Mendrisio mit dem Bau der Villa Argentina in Mendrisio beauftragt.
1858 baute er sein eigenes Haus in Mendrisio (heute als „Casa Croci“ bekannt) am sonnigen Hang namens Carlasch (das gleiche Gebäude trägt noch heute diesen Namen). Im Laufe der Jahre wurde die ursprünglich einsame Casa Croci von anderen Gebäuden umlagert, die den Verfall verbargen, dem sie preisgegeben worden war. Glücklicherweise wurde sein architektonischer Wert in den 1970er Jahren wiederentdeckt. Heute ist es vollständig und sorgfältig restauriert, gehört zum Erbe des kantonalen Denkmalschutzes und wurde für temporäre Ausstellungen genutzt.
Seit 2017 ist Casa Croci Sitz des Museo del Trasparente und beherbergt eine Dauerausstellung, die es den Besuchern ermöglicht, die wertvollen Objekte aus nächster Nähe und das ganze Jahr über zu betrachten: Im Erdgeschoss ist eine Abteilung den historischen Prozessionen und ihrer Geschichte gewidmet; im ersten Stock die verschiedenen Typologien, die den außergewöhnlichen dekorativen Apparat der „Transparenzen“ charakterisieren; im zweiten Stock eine Abteilung, die den Problemen der Ausführung, Konservierung und Restaurierung gewidmet ist.
Virtual tour Transparentes Museum
Adresse
Casa Croci
Via Municipio
CH – 6850 Mendrisio
Öffnungszeiten
Donnerstag und Samstag
14.00 – 18.00
von 27 März bis 7 April 2024
10.00 – 12.00 / 14.00 – 18.00
Giovedì e Venerdì Santo
10.00 – 20.30
Eintritt frei
ARTE DAL XIV AL XIX SECOLO NELLE COLLEZIONI PUBBLICHE TICINESI. Uno sguardo d’insieme
Pinacoteca Züst
Mostra a cura di Elio Schenini.
Ampliando l’orizzonte oltre i confini preziosi ma ristretti della propria collezione, la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst presenta un’esposizione che riunisce alcune delle opere più significative risalenti al periodo compreso tra il tardo Medioevo e la seconda metà dell’Ottocento conservate nelle raccolte pubbliche ticinesi.
La mostra, in cui le opere della Pinacoteca sono integrate con prestiti provenienti da altre istituzioni, permette di avere uno sguardo d’insieme su di un patrimonio storico-artistico abitualmente dislocato in luoghi diversi e non sempre accessibile al pubblico.
Nel quadro unitario di un allestimento museografico in cui l’ordinamento cronologico si articola attraverso raggruppamenti tematici e di genere, il visitatore ha l’opportunità di ammirare dipinti e sculture conservati oltre che presso la Pinacoteca Züst, presso il Museo d’arte della Svizzera italiana, l’Archivio di Stato, il Museo di Casa Rusca, il Museo Vela, il Museo d’arte di Mendrisio, il Museo di Villa dei Cedri, il Museo storico etnografico della Valle di Blenio e in alcuni edifici ecclesiastici.
Grazie alla possibilità di istituire proficui confronti tra testimonianze artistiche spesso di grande valore, il percorso espositivo dà conto della ricchezza di questo patrimonio e al contempo tratteggia per sommi capi una storia dell’arte ticinese durante i secoli presi in esame, evidenziandone i protagonisti e gli snodi principali. Una storia che si contraddistingue oltre che per la cospicua e prolungata emigrazione delle maestranze artistiche anche per lo strettissimo rapporto che lega il Ticino all’area lombarda e più in generale italiana. L’esposizione, che non include solo artisti ticinesi, documenta inoltre le impostazioni storiografiche e le scelte di gusto che hanno caratterizzato dalla seconda metà dell’Ottocento la nascita e lo sviluppo, non sempre organico e coerente, delle collezioni pubbliche nella Svizzera italiana.
Tra il centinaio di opere esposte, oltre ad alcuni capolavori dei due principali esponenti della pittura seicentesca ticinese, Giovanni Serodine e Pier Francesco Mola, figurano dipinti e sculture di Bernardino Luini, Tommaso Rodari, Domenico Fetti, Joos de Momper, Giuseppe Antonio Petrini, Angelika Kauffmann, Carlo Bossoli, Vincenzo Vela e Antonio Ciseri.
In occasione della mostra, la Pinacoteca ospita inoltre per la prima volta un’importante opera del Maestro della tela jeans entrata recentemente a far parte della collezione grazie al generoso contributo della Fondazione Dr. Joseph Scholz.
Inaugurazione
Sabato 21 marzo 2026, 17.00
Periodo espositivo
22.03.2026 – 23.08.2026
Orari
martedì–venerdì
10.00–12.00 / 14.00–17.00
sabato, domenica e festivi
10.00–12.00 /14.00–18.00
Chiuso il lunedì.
Entrata
intero: CHF 10.-
ridotto: CHF 8.-
scuole, ragazzi fino a 16 anni: Gratuito
MAGGIORI INFO
Joos de Momper, Paesaggio con viandanti, ca. 1600-1630 (dettaglio)
Cantone Ticino, Fondazione Monte Verità, Donazione Eduard von der Heydt
max bill (1908-1994): la grammatica della bellezza
m.a.x. museo
Mostra a cura di Karin Gimmi e Nicoletta Ossanna Cavadini.
L’esposizione si inserisce nel filone che il m.a.x. museo dedica ciclicamente ai “maestri del XX secolo” ed è collegata al tema guida dell’anno del Centro Culturale Chiasso, la pulchritudo. Questo concetto è interpretato da Max Bill attraverso un incessante lavoro di ricerca quale espressione massima di armonia, sintesi, unità, spazio e logica. Architetto, anche se più noto come pittore, scultore, designer e grafico, Max Bill frequenta il Bauhaus dal 1927 al 1928, e da questa esperienza trae i principi fondanti per esprimere un’arte razionale, oggettiva e non figurativa, costituendo con le sue relazioni personali un forte asse fra Zurigo e Milano che contribuirà a divulgare l’innovativo fenomeno della konkrete kunst o arte concreta. L’attività artistica, il pensiero teorico e l’insegnamento sono aspetti di un unico metodo adottato da Max Bill e riconosciuto dalla critica come concetto “d’artista universale”.
La mostra al m.a.x. museo vuole porre l’accento sulla centralità della figura di Max Bill come protagonista della cultura del Moderno, con particolare riferimento alle relazioni fra Zurigo, il Canton Ticino e l’Italia.
In mostra sono esposte oltre 150 sue opere pittoriche, scultoree, grafiche e di design secondo un criterio tematico-cronologico, avendo sempre come fil rouge il forte rapporto che Max Bill tenne con l’Italia e il Cantone Ticino. Fondamentale è il prestito della collezione di Jakob e Chantal Bill e della “max, binia + jakob bill stiftung”. Vi sono opere significative anche provenienti da musei svizzeri – Fotostiftung Schweiz di Winterthur, Museum für Gestaltung Zürich, gta Archiv ETH Zürich, Kunst Museum Winterthur, MASI Lugano, Biblioteca Accademia di architettura USI, Mendrisio, Biblioteca cantonale, Lugano – oltre a importanti collezioni private, fra cui si ricordano la collezione Lorenzelli Arte, Milano, e Collezione WB form, Zürich.
Inaugurazione
sabato 28 marzo 2026, ore 17.30
Periodo espositivo
29.03.2026 – 12.07.2026
Orari
martedì − venerdì
10.00 − 12.00 / 14.00 − 18.00
sabato – domenica
10.30 – 18.00
Aperture speciali
domenica 5 aprile, Pasqua
lunedì 6 aprile, Pasquetta
venerdì 1 maggio, Festa del lavoro
giovedì 14 maggio, Ascensione
lunedì 25 maggio, Lunedì di Pentecoste
giovedì 4 giugno, Corpus Domini
lunedì 29 giugno, SS. Pietro e Paolo
Chiusure speciali
venerdì 3 aprile
sabato 4 aprile
Chiuso il lunedì.
Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese.
MAGGIORI INFO
📷 max bill, feld aus sechs sich durchdringenden farben, 1966-67, olio su tela
collezione chantal + jakob bill

BERTILLE BAK. Voci dalla terra
Museo Vincenzo Vela
A cura di Antonia Nessi, in collaborazione con Anita Guglielmetti.
Con questa proposta espositiva – che costituisce la prima personale di Bertille Bak in un’istituzione museale svizzera – il Museo Vincenzo Vela conferma il proprio sostegno e interesse verso l’arte contemporanea nelle sue molteplici espressioni. Allestita in collaborazione con l’artista, la mostra prende avvio al pianterreno di Villa Vela per poi svilupparsi nelle sale al primo piano, intessendo un coinvolgente dialogo con la collezione permanente e in particolare con Le vittime del lavoro (1882–83), capolavoro della maturità artistica di Vincenzo Vela.
Bertille Bak pone al centro della sua ricerca l’essere umano, l’importanza dell’incontro e la questione del lavoro. Guidata nella sua pratica artistica da un sentimento di consapevolezza e al tempo stesso di empatia, instaura scambi con specifiche comunità, dimenticate e marginalizzate, delle quali condivide la quotidianità. Mediante il loro coinvolgimento diretto, senza un copione prestabilito, immagina una narrazione alternativa utilizzando media quali il video, il disegno o l’installazione.
Al di là dei cliché, evitando ogni atteggiamento pietistico, l’artista mostra da una prospettiva nuova realtà complesse, offrendo alle persone coinvolte la possibilità di raccontarsi in modo talvolta sovversivo o persino autoironico.
Al confine tra documentario sociologico e finzione, realismo e burlesco, crea una “fabbrica di storie” che reinventano il quotidiano e offrono una forma di resistenza poetica di fronte alla durezza della realtà. Nelle sale del Museo, le sue opere conferiscono alle Vittime del lavoro di Vela una lettura nuova, estendendo il significato del monumento alla realtà contemporanea e alla questione del lavoro in senso globale e universale.
Inaugurazione
Sabato 25 aprile 2026, 17.00
Periodo espositivo
26.04.2026 – 10.01.2027
Orari
martedì – venerdì
10.00-17.00
sabato – domenica
10.00-18.00
Chiuso il lunedì.
Aperture speciali
1° maggio
14 maggio, Ascensione
25 maggio, Corpus Domini
1°, 15 agosto
1° novembre
8, 26 dicembre
6 gennaio
Chiusure speciali
24, 25, 31 dicembre
1° gennaio
Entrata
intero: CHF 10.-
ridotto: CHF 8.-
Entrata gratuita tutti i mercoledì.
MAGGIORI INFO
📷 Bertille Bak, Nature morte, 2023, video HD, 23′ (videostill)
© 2026, Prolitteris, Zurich
LA COSTRUZIONE DELL’ARCHITETTURA IN TICINO, 1939-1996. Materialità e tettonica
Teatro dell’architettura
Mostra promossa dall’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana.
A cura di Franz Graf, con Britta Buzzi, Carlo Dusi, Alessandro Bonizzoni e Sebastiano Verga.
La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996. Materialità e tettonica presenta i risultati del generoso scambio tra il potenziale pedagogico di un’architettura di grande qualità, talvolta un po‘ dimenticata ma a portata di mano, e la rivelazione e reinterpretazione dei suoi caratteri costruttivi da parte di aspiranti architetti.
Questo dialogo creativo ha dato luogo a un lavoro di ricerca sull’architettura contemporanea nel Cantone Ticino che la Cattedra di Costruzione e Tecnologia dell’Accademia di architettura porta avanti da oltre vent’anni con i propri studenti. Attraverso l’analisi e il disegno delle studentesse e degli studenti, la mostra mette in evidenza le specificità costruttive, architettoniche e spaziali degli edifici di un patrimonio architettonico e culturale che ha segnato il tessuto urbano e territoriale del Cantone Ticino.
Nel corso del tempo e grazie alla continuità del processo pedagogico, la ricerca ha contribuito alla creazione di un catalogo provvisorio degli edifici „moderni“ del Ticino, che non è né un inventario esaustivo, né il ricordo dei protagonisti di una “scuola ticinese”, ma una collezione di oggetti scelti per il loro interesse costruttivo. La storia materiale dell’edilizia diventa così strumento per l’analisi e la conoscenza delle tecniche, del cantiere e dei sistemi costruttivi che hanno generato la tettonica di quelle architetture. Ciò ha messo in evidenza, anche se solo parzialmente, una pluralità di „valori“ di cui queste architetture sono portatrici, non solo per quanto riguarda la storia dell’architettura ticinese, ma anche di tante „microstorie“ di questo specifico contesto culturale a sud delle Alpi.
Il percorso della mostra propone un’immersione in cento edifici (e ben 160 sono di fatto stati studiati negli anni) rappresentati con riproduzioni di documenti, immagini e rielaborazioni grafiche delle studentesse e degli studenti dell’Accademia di architettura. Questo percorso cronologico consente una rilettura di circa cinquant’anni di architettura ticinese con uno sguardo ravvicinato alla sua tettonica e alla sua materialità.
La mostra invita a esplorare le varie tecniche di costruzione – dalle murature in pietra alle strutture in calcestruzzo e acciaio, dal mattone in terracotta alle strutture aaltiane in legno di recupero, fino ai volumi ancorati al suolo o sospesi… – come momenti di espressioni della poetica che quegli edifici esprimono.
La mostra presenta inoltre nel dettaglio dodici architetture tra le più rappresentative del periodo, accompagnate da altrettante pubblicazioni che contengono testi critici, storici, testimonianze e approfondimenti: la Biblioteca Cantonale (1941) di Carlo e Rino Tami, l’Arsenale militare di Biasca (1942) di Antonini Broggini, Ferrini Fischer, Jäggli Marazzi, Roelly Tami, il Deposito Avegno (1955) di Rino Tami, l’Albergo Arizona (1957) di Tita Carloni con Luigi Camenisch, il Villaggio vacanze I Grappoli (1960) di Manuel Pauli e August Volland con Eva Pauli Barna, la Centrale idroelettrica Nuova Biaschina (1967) di Augusto Jäggli, Giovanni Lombardi e Giuseppe Gellera, il Cinema-Teatro Blenio (1958) di Giampiero Mina, la Casa Valleggione (1969) di Peppo Brivio, la Villa Gerosa (1971) di Tita Carloni, le Case Terenzio (1971) di Roberto Bianconi, la Scuola media Losone (1974) di Livio Vacchini con Aurelio Galfetti e la Casa a Ligornetto (1976) di Mario Botta.
Chiude la mostra una notevole selezione di modelli degli edifici studiati, presentata come in un paesaggio di architetture immaginarie. La mostra è inoltre accompagnata da tre reportage della Radiotelevisione della Svizzera Italiana (RSI) e da fotografie di Roberto Conte realizzate nell’autunno del 2025, che permettono il confronto con ciò che oggi è diventato patrimonio, da identificare e salvaguardare. La conoscenza della materialità e della costruzione si rivela come condizione indispensabile per la conservazione e la trasmissione di quel patrimonio. La mostra restituisce la sintesi del lavoro svolto dalla Cattedra di Costruzione e Tecnologia dell’Accademia di architettura assieme a studentesse, studenti, architetti, ingegneri, proprietari degli edifici, nonché con l’aiuto indispensabile degli archivi privati e pubblici, cantonali, comunali e in particolare dell’Archivio Architetti Ticinesi e dell’Archivio del Moderno dell’USI.
Inaugurazione
giovedì 7 maggio 2026, 18.30
Periodo espositivo
8.5.2026 – 20.12.2026
Orari
giovedì – venerdì
14.00-18.00
sabato e domenica
10.00-18.00
lunedì-mercoledì
chiuso (aperto su prenotazione per gruppi)
Porte aperte con ingresso gratuito
10 maggio
7 giugno
5 luglio
6 settembre
4 ottobre
1° novembre
6 dicembre
Chiusura estiva
dal 13 luglio al 23 agosto 2026
Entrata
intero: CHF / € 10.-
ridotto: CHF / € 7.-
MAGGIORI INFO
Manuel Pauli, August Volland, Eva Pauli, Villaggio vacanze “I Grappoli”, Sessa, 1960 (dettaglio)
© Roberto Conte
PINO MUSI. Continuum
Teatro dell’architettura
Mostra promossa dall’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana.
A cura di Michael Jakob.
Pino Musi. Continuum è un progetto espositivo site specific che dialoga con la forma circolare del Teatro dell’architettura. Il flusso delle opere si articola in lunghi scrolls (rotoli di immagini), dove le sei sezioni principali della mostra si sviluppano, lasciando al fruitore la libertà di cercare il proprio percorso nella lettura tra le connessioni possibili fra i differenti capitoli del lavoro dell’artista:
Origine mostra, paradossalmente, come sia proprio la rovina, la forma spesso irriconoscibile delle costruzioni esposte al lavorio della natura, a riportarci alle loro origini. Anche la fotografia è, a ben vedere, un’attività archeologica: scava, identifica, riordina, ricostruisce.
Metonimia interroga il senso originario dell’abitare, l’essenza stessa dell’architettura, che non coincide con la mera occupazione della terra. Iperbole riflette il fatto che attorno a noi esiste anche un’architettura folle che non riguarda soltanto la forma ma proprio il gesto progettuale in quanto tale, come se l’autore intendesse costruire „contro“ , ovvero contro chi la abiterà, visiterà, conoscerà.
Nella sezione Superficie il defilarsi filmico delle facciate di architettura del secolo scorso rimanda all’estetica della superficie teorizzata da Nietzsche, cioè al prezzo da pagare quando tutto appare in balìa del diktat della bella forma.
Transizione ricorda che il senso profondo, reale, di ogni architettura dipende dalla possibilità di viverla e quindi di attraversarla.
Il capitolo Incompiutezza intende invece l’architettura come opera incompiuta, irrisolta. Qui, il flusso e il ritmo della sequenza fotografica rimandano a una sorta di ascolto polifonico, a un contrappunto tipico della notazione musicale.
Fuori sezione un nucleo di tre opere di grande formato dedicate al recente restauro di Notre-Dame, a Parigi, integra l’esperienza cognitiva: in questo caso una realtà monumentale, consolidata nella memoria collettiva, si manifesta con inedita forza come vera e propria rivelazione.
Completano inoltre il percorso espositivo una serie di vetrine che contengono una selezione di notevoli pubblicazioni di Pino Musi. L’autore infatti intende il libro di fotografia come opera d’ingegno autonoma, ovvero una ricerca che privilegia l’incontro e la collaborazione interdisciplinare. È in questo senso che l’autore indirizza la fotografia a differenti forme espressive e trova in particolare nella creazione di libri d’artista, nel bookmaking, il proprio veicolo comunicativo privilegiato.
Inaugurazione
giovedì 7 maggio 2026 – 18.30
Periodo espositivo
8.5.2026 – 20.12.2026
Orari
giovedì – venerdì
14.00-18.00
sabato e domenica
10.00-18.00
lunedì-mercoledì
chiuso (aperto su prenotazione per gruppi)
Porte aperte con ingresso gratuito
10 maggio
7 giugno
5 luglio
6 settembre
4 ottobre
1° novembre
6 dicembre
Chiusura estiva
dal 13 luglio al 23 agosto 2026
Entrata
intero: CHF / € 10.-
ridotto: CHF / € 7.-
MAGGIORI INFO
Pino Musi: dalla serie Transizione
© Pino Musi, 2026
Installazione „Sleipnir e il Labirinto di Porte“
Teatro dell’architettura
A cura di Duilio Forte in collaborazione con Simon Fikstvedt e Barbara Stallone, realizzata dalle studentesse e dagli studenti dell’Atelier Forte.
Promossa dall’Accademia di architettura dell’USI.
Nell’atrium del Teatro dell’architettura Mendrisio, l’installazione “Sleipnir e il Labirinto di Porte” realizzata dalle studentesse e dagli studenti dell’Atelier Forte dell’Accademia di architettura si compone di tre elementi: la porta, il labirinto e Sleipnir, scultura iconica di Duilio Forte.
Le porte, progettate e costruite individualmente dalle studentesse e dagli studenti iscritti al corso, sono intese come soglie simboliche e architettoniche. L’insieme costituisce un labirinto, metafora del processo progettuale, che conduce a „Sleipnir“, simbolo di esplorazione e della relazione tra uomo e spazio.
Realizzata nell’ambito dell’atelier di progettazione diretto da Duilio Forte, l’opera restituisce al pubblico l’esito di un’esperienza collettiva, trasformando lo spazio del Teatro dell’architettura.
Inaugurazione
giovedì 7 maggio 2026, 18.30
Periodo espositivo
8.5.2026 – 20.12.2026
Orari
giovedì – venerdì
14.00-18.00
sabato e domenica
10.00-18.00
lunedì – mercoledì
chiuso (aperto su prenotazione per gruppi)
Porte aperte con ingresso gratuito
10 maggio
7 giugno
5 luglio
6 settembre
4 ottobre
1° novembre
6 dicembre
Chiusura estiva
dal 13 luglio al 23 agosto 2026
Entrata
intero: CHF / € 10.-
ridotto: CHF / € 7.-
MAGGIORI INFO
PINO MUSI. Continuum
Teatro dell’architettura
Mostra promossa dall’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana.
A cura di Michael Jakob.
Pino Musi. Continuum è un progetto espositivo site specific che dialoga con la forma circolare del Teatro dell’architettura. Il flusso delle opere si articola in lunghi scrolls (rotoli di immagini), dove le sei sezioni principali della mostra si sviluppano, lasciando al fruitore la libertà di cercare il proprio percorso nella lettura tra le connessioni possibili fra i differenti capitoli del lavoro dell’artista:
Origine mostra, paradossalmente, come sia proprio la rovina, la forma spesso irriconoscibile delle costruzioni esposte al lavorio della natura, a riportarci alle loro origini. Anche la fotografia è, a ben vedere, un’attività archeologica: scava, identifica, riordina, ricostruisce.
Metonimia interroga il senso originario dell’abitare, l’essenza stessa dell’architettura, che non coincide con la mera occupazione della terra. Iperbole riflette il fatto che attorno a noi esiste anche un’architettura folle che non riguarda soltanto la forma ma proprio il gesto progettuale in quanto tale, come se l’autore intendesse costruire „contro“ , ovvero contro chi la abiterà, visiterà, conoscerà.
Nella sezione Superficie il defilarsi filmico delle facciate di architettura del secolo scorso rimanda all’estetica della superficie teorizzata da Nietzsche, cioè al prezzo da pagare quando tutto appare in balìa del diktat della bella forma.
Transizione ricorda che il senso profondo, reale, di ogni architettura dipende dalla possibilità di viverla e quindi di attraversarla.
Il capitolo Incompiutezza intende invece l’architettura come opera incompiuta, irrisolta. Qui, il flusso e il ritmo della sequenza fotografica rimandano a una sorta di ascolto polifonico, a un contrappunto tipico della notazione musicale.
Fuori sezione un nucleo di tre opere di grande formato dedicate al recente restauro di Notre-Dame, a Parigi, integra l’esperienza cognitiva: in questo caso una realtà monumentale, consolidata nella memoria collettiva, si manifesta con inedita forza come vera e propria rivelazione.
Completano inoltre il percorso espositivo una serie di vetrine che contengono una selezione di notevoli pubblicazioni di Pino Musi. L’autore infatti intende il libro di fotografia come opera d’ingegno autonoma, ovvero una ricerca che privilegia l’incontro e la collaborazione interdisciplinare. È in questo senso che l’autore indirizza la fotografia a differenti forme espressive e trova in particolare nella creazione di libri d’artista, nel bookmaking, il proprio veicolo comunicativo privilegiato.
Inaugurazione
giovedì 7 maggio 2026 – 18.30
Periodo espositivo
8.5.2026 – 20.12.2026
Orari
giovedì – venerdì
14.00-18.00
sabato e domenica
10.00-18.00
lunedì-mercoledì
chiuso (aperto su prenotazione per gruppi)
Porte aperte con ingresso gratuito
10 maggio
7 giugno
5 luglio
6 settembre
4 ottobre
1° novembre
6 dicembre
Chiusura estiva
dal 13 luglio al 23 agosto 2026
Entrata
intero: CHF / € 10.-
ridotto: CHF / € 7.-
MAGGIORI INFO
Pino Musi: dalla serie Transizione, Paratge de Tudela, Cap de Creus, 2018 (dettaglio)
© Pino Musi, 2026
FELICE VARINI
Museo d’arte Mendrisio
Il Museo d’arte Mendrisio dedica a Felice Varini (Locarno, 1952) la prima grande mostra monografica di ampio respiro mai realizzata in Svizzera, segnando un momento di particolare rilievo nel riconoscimento istituzionale dell’artista ticinese, da decenni attivo sulla scena internazionale e ormai francese d’adozione. La mostra si sviluppa come un intervento totale, occupando tutti gli ambienti del museo: dal chiostro cinquecentesco, che accompagna il visitatore verso l’ingresso, fino alle sale espositive interne, concepite come tappe di un percorso unitario e immersivo. Ogni spazio, ogni sala, ogni ambiente architettonico accoglie una specifica installazione, pensata in relazione diretta con le sue caratteristiche strutturali, volumetriche e percettive. Attraverso questo itinerario, il pubblico è invitato a ripercorrere l’intera carriera di Varini, dagli esordi alle ricerche più recenti. La selezione comprende opere storiche riattualizzate in funzione degli spazi del Museo d’arte Mendrisio e installazioni inedite, concepite appositamente per l’occasione. In entrambi i casi, l’artista interviene sullo spazio non come semplice contenitore, ma come materia stessa dell’opera.InaugurazioneSabato 9 maggio 2026, 17.00Periodo espositivo10.05.2026 – 11.10.2026Orarimartedì – venerdì10.00 – 12.00 / 14.00 – 17.00sabato, domenica e festivi10.00 – 18.00Chiuso il lunedì.Entrataintero: CHF / € 14.-ridotto: CHF / € 12.-Chiusure specialiMAGGIORI INFO Nero giallo blu e rosso per l’ellisse e il cerchio, Mendrisio, 2026, pittura acrilica e pellicola vinilica© Felice Varini 2026, ProLitteris, Zurich / Foto: Mattia Mognetti
Le stanze dell’arte IV: Premio giovani artisti „La Pulchritudo“
m.a.x. museo
Mostra curata da Antonio d’Avossa e Nicoletta Ossanna Cavadini.
La mostra nasce a seguito dell’iniziativa Le stanze dell’arte, ideata dalla Direzione del m.a.x. museo e promossa nello Spazio Officina a partire dal 2020, in seguito in una versione ampliata in partnership con i Rotary Club del Cantone Ticino. Il progetto prende il nome dal concetto di “stanza dell’arte” o “stanza d’artista”, inteso come spazio fisico ma anche concettuale, dell’interiorità e della creatività. L’obiettivo è quello di offrire a giovani artisti uno spazio per presentare le loro creazioni, valorizzando soprattutto i talenti presenti sul territorio.
La mostra allo Spazio Officina espone complessivamente le opere di 34 giovani artisti, selezionati in seguito al concorso promosso dal m.a.x. museo e dal Comune di Chiasso in sinergia con tutti i Rotary Club del Ticino.
Il bando si è rivolto a concorrenti nati fra il 1986 e il 2007, domiciliati in Svizzera, con una formazione, in corso o conclusa, nelle discipline artistiche oggetto del concorso (pittura, scultura, fotografia, grafica, design, architettura, sceneggiatura, cinema, installazioni, performance, media art). Si richiede esplicitamente che gli artisti nel creare le loro opere prime riflettano sul tema-guida scelto dal Centro Culturale Chiasso per la stagione artistica ed espositiva 2025-2026, ossia “pulchritudo”, interpretato e declinato come ogni autore ritiene opportuno.
Artisti in mostra:
Vittoria Artaria · Loris Delfino Fidel Bessler · Mauro Bessler · Emma Branda · Fosca Bugada · Letizia Carattini · Celeste Davi · Eleonora Di Sunno · Anna Domenigoni · Giovanni Dorici · Daniel Drabek · Luca Ferrario · Milo Frapolli · Amalia Frigerio · Alessandra Ghiazza · Costanza Giordano · Michele Larghi · Zoé Leresche · Jacopo Martinoni · Maria Minussi · Eric Monga · Maddalena Mora · Tatiana Pankina · Andrea Popovic · Dario Regine · Alice Repetti · Lucia Soldati · Giulia Spadari · Giovanna Vegezzi · Estelle Vezzoli · Daniele Walker · Manuel Walter · Anna Zocchi
Inaugurazione
sabato 30 maggio 2026, 17.30
presso lo Spazio Officina
Periodo espositivo
31.05 – 5.07.2026
Orari
martedì − venerdì
14.00 − 18.00
sabato, domenica e aperture speciali
10.00 − 12.00 / 14.00 − 18.00
Aperture speciali
giovedì 4 giugno, Corpus Domini
lunedì 29 giugno, SS. Pietro e Paolo
Chiuso il lunedì.
Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese.
MAGGIORI INFO

JEAN-MARIE REYNIER. Scappato di casa
Museo d’arte Mendrisio
Mostra a cura di Francesca Bernasconi.
L’esposizione riunisce immagini realizzate con diverse tecniche analogiche (tirature inedite, Polaroid e Instax) nel corso degli ultimi cinque anni, periodo che ha segnato il ritorno dell’artista alla fotografia come mezzo principale della propria ricerca. Un percorso intimo che abbraccia temi universali quali la natura, gli affetti, il quotidiano, la malattia e la morte, intrecciando memoria, presenza e trasformazione.
Le sessanta opere selezionate per la mostra di Casa Pessina all’interno di questo vasto corpus sono legate alle persone e ai luoghi attorno ai quali gravita il vissuto quotidiano dell’artista: immagini sovente sospese e ambigue, paesaggi avvolti dalla nebbia, volti sfocati e figure riprese di spalle, effetti personali abbandonati sul letto di un ospedale, vedute lacustri che confondono il confine tra acqua e cielo, teschi posti accanto a draghi di gomma o margherite in fiore.
Un’“esplorazione della memoria”, così come la definisce Reynier, attraverso la quale l’artista si interroga sulla natura stessa del gesto fotografico cercando di fare i conti con l’idea che una fotografia, per quanto sia in grado di catturare un istante, non possa trattenere anche l’esperienza emotiva che lo ha attraversato, destinata quindi inevitabilmente a svanire.
Inaugurazione
Domenica 31 maggio 2026, ore 11.00
(presso Casa Pessina, Via Apollonio Pessina 6, 6853 Ligornetto)
Periodo espositivo
31.05.2026 – 05.07.2026
Orari
sabato e domenica
14.00-18.00
Entrata gratuita.
MAGGIORI INFO
Jean-Marie Reynier, Penser la peur, 2026 (dettaglio)
© Courtesy of the artist